Le parole sono pietre

Perché la violenza verbale è una causa diretta della violenza fisica e della discriminazione

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Scrivo questo post di getto, sull’onda emotiva dell’ultima spiacevole uscita di Maurizio Gasparri, vice presidente del senato della Repubblica Italiana ed esponente di spicco di Forza Italia, che oggi 20 ottobre 2014 sul suo profilo twitter ha insultato una ragazzina insinuando che fosse drogata e invitandola a mettersi a dieta con queste parole “meno droga, più dieta, messa male”. Il commento si inserisce in un aspro scontro fra il Gasparri e il repper Fedez, che dura ormai da diversi giorni e che la ragazzina si era premurata di difendere.
Questa in breve la cronaca del fatto.

Gasparri non è nuovo ad esternazioni discutibili, tanto che durante i mondiali di calcio brasiliani era finito sulla prima pagina del Guardian per un altro cinguettio che recitava: “Fa piacere mandare a fare… gli inglesi, boriosi e coglioni”. Fare seguito da puntini sospensivi corrisponde presumibilmente a fare in culo, ma di questo non v’è certezza quindi rimango prudentemente nella sfera delle supposizioni.

Ora, la vicenda di Gasparri segue di pochi giorni le polemiche sull’obesità del ministro della salute belga Maggie Le Block, a seguito del quale in quotidiano Libero aveva lanciato on line un sondaggio dal titolo: “Il Belgio ha assegnato il dicastero della salute ad una obesa. Secondo voi è un ministro credibile?”. Sotto la foto del ministro e nient’altro, né il nome, né un accenno biografico. Meggie Le Block per i signori di Libero è semplicemente “una obesa” (polemicuccia grammaticale: “a un’obesa” non sarebbe stato più corretto che “ad una obesa”?).

Ancora qualche giorno prima la vicenda di un quattordicenne napoletano seviziato con un tubo di aria compressa (gliel’hanno ficcato su per il culo, giusto per non usare a sproposito puntini di sospensione come Gasparri) aveva provocato la reazione sdegnata del leghista Matteo Salvini, che su facebook aveva tuonato: “Sei troppo grasso, gli abbassano i pantaloni, gli infilano una pistola ad aria compressa da dietro e gli perforano l’intestino. Gravissimo a Napoli un ragazzino di 14 anni, fermati i tre aggressori di 24 anni. Per il bimbo aggredito, un augurio e una preghiera. Per gli aggressori, oltre a trent’anni di galera (ma visto che siamo in Italia, chissa’…) mi verrebbe anche la voglia che qualcuno facesse loro provare la stessa violenza che hanno imposto a quel bimbo. Pazzesco, in che mondo viviamo“ (altra polemicuccia grammaticale: si scrive chissà, non chissa’).

Quando succedono fatti di cronaca di grande violenza in Italia tutti ci scandalizziamo e indigniamo, i personaggi famosi, politici in prima fila, si mostrano spesso sotto choc, le trasmissioni televisive sguazzano nel torbido e di chiedono come sia potuto succedere.
Beh, ve lo dico io come possono succedere queste cose: inneggiando alla legge del taglione, offendendo i grassi, gli omosessuali, gli stranieri e chiunque altro possa per qualche verso essere considerato diverso e per questo minaccioso.
Gasparri e Belen Rodriguez (che tra l’altro ha condotto pure una trasmissione televisiva sull’autostima) ironizzano prendendosela con adolescenti sovrappeso, mostrando di non saper rispondere alle obiezioni con argomentazioni valide e mostrando la propria pochezza di mezzi con insulti neanche pertinenti.
Salvini inneggia alla violenza come risposta alla violenza e tutto il carrozzone dei leghisti insulta la Kyenge (si, la “signora” padovana della Lega Dolores Valandro aveva “suggerito” di violentare la Kyenge per farle capire cosa si prova), propone di “dissolvere” (che diavolo significhi lo sanno solo loro) un consigliere comunale marocchino.
E giusto per non fare distinzioni di colore politico abbiamo Barbara Beggi che chiama la Boldrini “mongoloide” collezionando due stronzate in una, Mario Adinolfi che dà lezioni di vita ai napoletani, Debora Billi che si rammarica per la morte di Faletti, in quanto il “Giorgio sbagliato”, Andrea Di Pietro che paragona Vendola alla vasellina, Claudio Messora che tranquillizza la Boldrini sulla sua “inchiavabilità” (e qui cito), Minzolini, il quale ha scoperto da dove escono le “cazzate”, Danilo Leonardi che azzarda corrispondenze biunivoche tra gay e pedofilia. Ne ho citato solo alcuni, concentrandomi su personaggi che per un verso o per l’altro si possono ritenere pubblici.

Ecco, quel che voglio dire è che le parole sono pietre e anche se a molti sembrano non avere consistenza perché scritte nell’etere,  si vanno a sedimentare nelle coscienze di chi non sa decodificare la realtà. Giustificano, istigano, forniscono alibi, rendono accettabile la violenza e la discriminazione come “medicina” o reazione a qualcosa che non si conosce o non si sa controllare. E mi riferisco a tutte le discriminazioni, quelle legate all’aspetto fisico, all’etnia, al colore della pelle, all’identità sessuale, all’età e alla lista infinita di insulsi motivi per cui si crede che la vita di uno valga più di quella di un altro.
E non mi piace, come fa un articolo di oggi su l’Espresso, che le esternazioni di Gasparri siano definite “cyberbullismo”. Il bullismo è una vessazione reiterata che avviene fra pari. Gasparri non è un bullo, è un adulto, vice presidente del Senato, che insulta una ragazza che non conosce definendola grassa, così come non erano bulli gli uomini che hanno seviziato il ragazzino napoletano. Il bullismo è un’altra cosa.

Ogni  discriminazione è un seme d’odio che prima o poi germoglia. Un giorno che non ti aspetti i suoi frutti velenosi potrebbero finire sulla tua tavola.

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L’immagine di copertina è presa da www.afroditawall.blogspot.it, le altre sono screenshot dalla rete.

 

  • caia

    Grazie Anto per questo post.

  • Tereza Calabrese

    che tristezza, che vergogna

  • honey84

    sono senza parole!! ke gente squallida!!