Umbriatico smells of childhood

A small town between the Calabrian mountains

umbriatico-crotone-panorama

Photo taken from the Internet

The best part of going to places where nobody wants to go is seeing things no one sees.

Like Umbriatico, a very small village of 800 inhabitants, situated in the hill close to the town of Crotone, Calabria. Surrounded by the Sila masif and the Ionian see, in front of Greece, the road I drove to reach this hidden place is quite impervious and it pass through mountains and valleys, olive trees and landfalls, amazing alpine creeks and tumbledown bridges.

Why do I show you such out of reach and peripheral places, far away from tourist trails? Well because these are places nobody could show you, regions and towns that will probably disappear from the maps in two or three generations and do a last attempt to make people aware of the lost of roots, languages and local traditions in our globalized world.

In Umbriatico I smelt the scent of my childhood, even if I haven’t been there before. That smell was something in between musk, smoke, damp firewood and countyard animals; I breathed that scent when I was 10 and I scampered in my town’s alleys.

Look guys, there isn’t a folkloristic or nostalgic intent in the pictures I show you today, Umbriatico is almost a ghost village full of contraddictions, inspiration, good and bad things, but it represents an echo of  how Calabrian people lived in their past. I saw a majestic medieval cathedral, episcopal see till ’800, with a breathless crypt of 12 different pillars, I saw keys in the keyholes, half opened doors, people how run when hearing the peddler coming to sell his clothes.

We all need to understand that the future no requires to destroy the past to be good; looking ahead but keeping memory of our roots can help us to understand who we are and most of all who we want to become. It’s so important to preserve each one’s diversity and peculiarity, because diversity is always a talent, never an obstacle. 

Il vantaggio di andare in posti dove pochi vanno è che si vedono cose che pochi hanno visto.

Umbriatico è un paese di poco più di 800 abitanti (quelli realmente residenti sono almeno un centinaio meno) situato nella fascia collinare del cosiddetto Marchesato di Crotone, circondato a ovest dai monti della Sila e a est dal mare Ionio che guarda la Grecia e l’Epiro. Io ci sono arrivata dalla strada più impervia, attraversando montagne e valli, ponti mal messi e strade vicinali, ulivi, smottamenti e torrenti meravigliosi  proprio come mi piace.

Vale la pena spendere due parole sul perché nei miei post di viaggio vi parlo sempre di luoghi che rivestono scarso interesse turistico, economico e sociale. I posti famosi li trovate ovunque, raccontati e fotografati da professionisti; a me tocca il compito di mostrarvi luoghi dimenticati, realtà che stanno scomparendo e che fra qualche generazione non si troveranno più nemmeno sulle mappe. Se questo da un lato mi mette addosso una malinconia infinita, dall’altro è un tentativo, forse ingenuo, di sensibilizzare le persone che mi leggono sulla perdita delle radici, delle lingue, dei modi di vivere che ci hanno reso ciò che siamo. Come ad Umbriatico, nella cui piazza campeggia una maestosa cattedrale di epoca normanna, costruita su un precedente tempio pagano, sede vescovile fino ai principi dell’800, luogo di sepoltura di cavalieri templari, con una cripta con 12 colonne tutte diverse. All’abitato si accede attraverso uno scenografico ponte, ma il borgo poco conserva del suo millenario passato di insediamento pregreco, colonia crotoniate, rifugio di Annibale distrutto dai Romani.

Eppure camminando fra le sue case diroccate, le brutte ristrutturazioni degli anni ’70, i panni stesi e le antenne satellitari, a un certo punto, in maniera straordinariamente nitida, ho respirato il profumo della mia infanzia. Un odore acre, un indescrivibile misto di muschio, legna umida, fumo, animali da cortile e gatti che sentivo quando ero bambina scorrazzando fra i vicoli del mio paese. A Umbriatico c’è ancora. E non c’è l’ADSL. Ci sono le chiavi attaccate alla serratura e le porte sempre socchiuse, c’è il furgone dell’ambulante che suona e la gente che accorre a comprare i vestiti, ci sono le galline nella scarpata a cui dar da mangiare attraverso la carrucola e le piantine di rosmarino nelle latte di pomodori.

Nessun folklore nelle immagini che vi mostro, ma decadenza, poesia, storia e contraddizioni. Non voglio suggerirvi di ritornare ad un passato anacronistico e mitizzato, ma solo farvi riflettere sulla possibilità di guardare al futuro in maniera meno distruttiva, che non neghi quel che siamo stati, che non ci uniformi per forza gli uni agli altri in nome di modelli imposti. La diversità è una risorsa, mai e poi mai dev’essere vista come un ostacolo alla crescita.

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Photo credit Giuliano Monterosso

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  • http://www.emotionally.eu/ Sara Emotionally

    Oddio ma che posto meraviglioso. Sembra fuori dal tempo. Le immagini sono stupende.

  • http://www.divadellecurve.com/ divadellecurve

    amo la calabria, soprattutto per quei posti che altrove sarebbero gremiti di turisti, le immagini da presepe come queste. Mi hai fatto venire in mente i sentimenti che provo ogni volta che risbarco in India, dove il ‘progresso’ la cambia drasticamente di giorno in giorno a velocità assurda. Il medioevo che cammina a braccetto con il XXI secolo, affascinante, ma anche triste pensare che un certo passato sarà presto sepolto velocemente quando è quello che fa la differenza…

  • Elisabetta Rossi

    Ciao! le foto sono stupende!
    Veramente raffinate, hanno una bellissima luce!
    Complimenti!!
    un abbraccio, a presto!

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  • sonia licata

    Bellissimo post, in queste immagini ho rivisto anche io molto della mia infanzia. Nell’ultimo anno abbiamo percorso ben 6 volte la Salerno-Reggio Calabria e non ti nascondo che alla vista di certi paesaggi sono rimasta incantata!

  • Rosy Maggiulli

    Che meraviglia!!!!!!! bellissimo post!

    Passa a trovarmi!

    http://rosymaggiulliblog.blogspot.it/

    xoxo Rosy

  • Elisabetta Rossi

    Le foto sono bellissime, devo ancora visitare questo paese magnifico!!
    un abbraccio!!

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  • Electro Mode

    Penso che purtroppo l’Italia sia flagellata dalle costruzioni e ristrutturazioni terrificanti – fortunatamente non tutte ma troppe sì – messe in opera dagli anni 50 in poi. Io amo l’architettura contemporanea, ma nella maggior parte dei casi di tutto si tratta fuorché di questo e spesso anche guardando la mia città mi viene da pensare che dobbiamo solo ringraziare la perizia e il senso del bello di quelli che ci hanno preceduto.
    Fermo restando che sono d’accordo con quello che scrivi e che le immagini sono molto belle proprio per l’autenticità di ciò che vi è ritratto.

    Alessia
    ElectroMode

  • Cristina

    Bellissimo questo borgo! Quanto vorrei avere il tempo per visitarlo realmente e non solo virtualmente… Ad ogni modo, grazie per avercelo raccontato!
    Vieni a trovarmi!
    NEW RED BAG
    Cristina

  • http://www.vintage-vision.com/ Cristiano Famà

    proprio carino: il nostro Sud deve ricordarsi che non ha nulla da inviare ad altre località meglio sfruttate turisticamente.

    Chissà come si mangia…