Epistemologia del fashion blogging

La questione del metodo nella scrittura di un blog

Jean-francois-rauzier-citta-distopiche

Dopo giorni di massacro mediatico dovuto all’uscita del post “Fashion blogger mafia” rompo finalmente il silenzio per scrivere un post serio.
Chiedo scusa da subito a chi dovesse trovarlo ostico o noioso, ma credo che sia urgente e necessaria da parte mia una presa di posizione definitiva.

IL FATTO: un paio di giorni fa è comparso in rete un post anonimo che accusava un gruppo di fashion blogger di comportamenti “mafiosi”, di avere cioè creato una specie di cartello per promuoversi a vicenda attraverso lo scambio di commenti. Il tutto corredato da stamp e da una lista di nomi di blogger appartenenti a un gruppo segreto su facebook dove lo scambio dei link avveniva. In fondo alla lista, in posizione periferica, compariva il mio nome e la mia foto. Non il nome del mio blog, non il logo, ma il MIO nome e la MIA faccia.

Il post, straordinariamente sgrammaticato, pieno di consecutio temporum fantasiose, sarebbe stato oggetto di una sonora risata, visti l’insulso modo di scrivere e l’inconcludenza completa del contenuto, ma la viralità che ha ottenuto grazie anche alle condivisioni e ai commenti di molte fashion blogger (autoproclamatesi moralizzatrici dei costumi, che si affrettavano a dire quanto fosse schifoso scambiarsi i link e contestualmente a incensare sé stesse per essere immuni da queste pratiche immonde) mi hanno convinto, dopo tante riflessioni, a parlare. Nel bel mezzo di una situazione kafkiana  con nessuno a cui dare la colpa, senza possibilità di dire la mia, mi sentivo come i personaggi dei racconti di Paul Auster nella Trilogia di New York: alienata, incredula e piena di rabbia. Arrabbiata per essere stata accusata di immoralità, quando l’etica è la sola cosa per cui nella mia vita abbia lottato fino allo strenuo. L’etica e la coerenza, per le quali  ho pagato e continuo a pagare un prezzo altissimo.

Detto questo vi invito a riflettere su alcune cose:

Il post e il blog su cui era scritto (ora spariti per paura di azioni legali) sono anonimi. L’autore dice di aver fatto parte dell’organizzazione ma si guarda bene dallo svelare la propria identità. E qui si pongono due problemi: uno è l’incoerenza totale, accompagnata da malafede, di chi scrive; l’altro è la questione della verifica delle fonti da parte di chi legge, commenta e condivide certe castronerie. Chi ha scritto, pur non conoscendo l’italiano, ben sapeva che con un paio di parole chiave e qualche piccola strega da linciare avrebbe ottenuto successo mediatico, grazie a gente che non si domanda chi, cosa, come, perché, quando, ma prende per buona qualsiasi castroneria gli venga propinata come notizia. Le notizie vanno verificate, prima che commentate come vere. Questa è la prima regola di chiunque operi nella comunicazione.

Scambiarsi commenti, fare gruppo, sostenersi a vicenda quando non si abbiano alle spalle manager importanti, agenzie e spintarelle varie, è perfettamente legale, non lede alcun diritto e non contravviene ad alcuna legge. Checché se ne voglia dire. E i PR dovrebbero ben saperlo.

Altro dato che conferma l’informazione falsa e tendenziosa è il fatto nel post vengano messi in un unico calderone utenti attivi e inattivi, persone che scrivono regolarmente nel gruppo e gente che non ci scrive mai. Mi trovo lì come membro inattivo di un gruppo in cui non avevo neanche chiesto di entrare. Quanti commenti ci sono sotto i miei post? Scorrete pure qualche pagina e vi accorgerete di che intenso scambio di favori si perpetua in questo blog! (N.B. ho usato il registro dell’ironia)

Ma la cosa che mi ha fatto davvero andare in bestia è che vengano citati il mio nome e la mia faccia. Non contento/a di riportare stralci di corrispondenze private (in cui io non compaio essendo inattiva) prende tutti gli iscritti e li espone alla gogna. Ho scambiato con lui/lei così tanti commenti e mi piace che non sa nemmeno come si chiama il mio blog! Non tollero che si prenda il mio nome, che ho scelto di lasciare separato da quello del blog e lo si accosti deliberatamente alla parola “mafia”. Non lo tollero perché sono una libera professionista e, oltre al blog, ho un lavoro serissimo che si basa sulla credibilità e sull’onestà personale e intellettuale. Il prezzo dell’onestà intellettuale si paga tutti i giorni ed è anche molto alto. 

Invito tutti, me compresa, dai blogger zelanti, agli utenti di facebook che cavalcano ogni bufala che viene loro propinata, ai PR poco accorti, a (ri)leggere il Processo di Frank Kafka (o almeno a guardare l’omonimo film che Orson Welles trasse dal romanzo) e a ripensare l’epistemologia del fashion blogging sulla scorta dell’etica professionale e non del sentito dire. Vi lascio qui l’incipit, nella traduzione di Primo Levi per Einaudi.

Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., poiché un mattino, senza che avesse fatto nulla di male, egli fu arrestato. La cuoca della sua affittacamere, cioè della signora Grubach, che ogni mattino verso le otto gli portava la prima colazione, quel giorno non venne. Era la prima volta che una cosa simile capitava. K. aspettò un poco; col capo appoggiato al guanciale, notò che la vecchietta sua dirimpettaia lo osservava con una curiosità per lei del tutto inconsueta, ma poi, deluso ed affamato ad un tempo, si decise a suonare il campanello. Subito bussarono alla porta, ed entrò un uomo che in quella casa K. non aveva mai visto prima.

L’etica non s’improvvisa, si coltiva nel tempo. E il tempo, miei cari, è galantuomo.

Le immagini rappresentano visioni di città distopiche dell’artista francese Jean Francois Rauzier.

rauzier jeanfrancoisrauzier1 visioni, città distopiche

  • sandra

    Non ho parole. La leggerezza che a volte circola sul web spaventa. Solidarietà, cara.

    • My Vintage Curves

      Sandra, grazie. Non sai quanto lo apprezzi

  • http://iomipiaccio.blogspot.com/ Susanna Murray

    La cosa che mi ha più colpito di questa vicenda non è stato tanto il post anonimo, ma la reazione di molte persone sul web: ho letto sgomenta le discussioni di tante blogger che si sono affrettate a salire sui pulpiti e a fare di tutt’erba un fascio.. evidentemente a qualcuno non pareva vero poter finalmente sparlare di altre blogger e ha fatto comodo giustificare il successo di certi blog ( e placare le proprie antiche invidie ) non per l’impegno profuso, ma per..strani raggiri!
    Tu, come altre blogger che stimo per l’impegno e la qualità, ti sei ritrovata tuo malgrado stritolata in questa vicenda ridicola e gonfiata ad arte, ma credo che chi ti segue e ti conosce attraverso il tuo blog, sa riconoscere il valore e il senso dell’onestà che traspare dal tuo lavoro e da quello di altre ragazze.
    Andiamo avanti ;)
    ciao!

    • My Vintage Curves

      Hai colto nel segno Susanna. Non è tanto il post scorretto, sgrammaticato e artefatto dell’anonimo paladino della giustizia a lasciarmi di stucco, ma la strumentalizzazione che si è fatta della cosa. Gli strumentalizzati che a loro volta strumentalizzano, il tutto a danno di chi non può rispondere, come me che sono stata citata per nome e accusata di mafia da uno/a che ma non conosce nemmeno il nome del mio blog.
      Ho letto lezioni di morale da gente che passerebbe sul cadavere di chiunque pur di arrivare al proprio scopo, ma questo non l’ho messo nel post perché conosco bene la differenza fra un’opinione e un fatto.
      Triste pensare che è più facile credere al primo personaggio dubbio che urla allo scandalo piuttosto che entrare nel merito dei contenuti.

      • http://iomipiaccio.blogspot.com/ Susanna Murray

        Non credo che sia solo più facile, ma è più comodo. C’è una competizione spaventosa tra blogger ( anche se nessuno lo ammette ) e tutti sono pronti a gettare dalla torre il primo che capita. Non farti il sangue cattivo per queste cose, il vantaggio è stato capire chi è sincero e chi invece fingeva. Buona serata e buon halloween! :)

  • Angela

    Io ti seguo da un po’ ma purtroppo non ho seguito questi sviluppi. Però conosco bene i meccanismi. Che sono sconfortanti, e purtroppo sempre gli stessi. Ti voglio solo dire che sei brava. E che chi emerge per le sue doti deve anche far fronte a questi attacchi. E’ orrendo ed ingiusto, ma è così. Tu arrabbiati, ma poi tira diritto. Sei brava, per questo ti attaccano. Non sanno emergere per le loro qualità ed idee, per questo ti attaccano. Le persone di qualità non fanno attacchi così, ne’ vi aderiscono con i loro moralismi fasulli. Non temere. La qualità brilla, si nota, luccica. E tu brilli. Per questo ti hanno notata. Da la’ . Da quel posto in cui abitano queste povere persone. E quel posto si chiama : buio. Ciao, tieni duro e sorridi.

    • My Vintage Curves

      Angela grazie. Grazie davvero, lo apprezzo

  • http://thefashioncommentator.blogspot.it/ The Fashion Commentator

    Sai già come la penso, ma se non fosse chiaro, lo ripeto: io sono rimasto completamente inorridito da questa situazione. Sì hai capito bene! Inorridito se non addirittura schifato dall’atteggiamento vigliacco di unA blogger anonimA(?) che con un post scritto da cani (ed è da ritenersi un’offesa per i cani…. sia ben chiaro!) ha ritratto la normalissima attività di scambio commenti di un gruppo di amici/conoscenti come fosse un’associazione a delinquere, una cosa lurida e sporca. Non contentA di aver spalato abbastanza “fango” addosso ad amici/colleghi/conoscenti, ha condiviso il post inoltrandolo a tutto il suo folto indirizzario di pr e digital pr che, ironia della sorte, sono solite deriderlA!!!
    Sui social network le digital pr meno professionali di tutta la categoria hanno iniziato una campagna di frecciatine, risatine e accuse che hanno leso il mondo del fashion blogging, puntando il dito contro i componenti di un gruppo che permette loro di lavorare. Sì perché dopo aver condiviso un post anonimo e aver gridato allo scandalo, forse la gente comune non sa che tutte le agenzie hanno continuato ad inviare comunicati stampa e omaggi alle blogger della black list come non fosse accaduto niente, perché altrimenti le care pr non riuscirebbero a portare a casa la pagnotta! MA allora di cosa stiamo parlando? Dove sta la coerenza, la professionalità e tutta quella costellazione di valori e principi etici millantati dai blogger accusatori e dalle pr?
    Come al solito, la vicenda durerà il tempo di un clic e tutti torneranno a lavorare e collaborare con le blogger della black list come se nulla fosse. Forse la vera domanda se la dovrebbero porre proprio le blogger: continuare a lavorare e collaborare con persone che sfruttano me ed il mio operato, ma che non aspettano altro che una mail anonima per spalarmi tutta la cacca di questo mondo senza sentire la mia versione o chiudere definitivamente i rapporti e lavorare solo con persone veramente professionali che ti rispettano la tua persona ed il tuo lavoro? Io posso suggerire facilmente la risposta, poi sta alle blogger metterla in pratica!
    Un bacio
    Alessandro

    • http://myvintagecurves.it/ My Vintage Curves

      Ale, hai posto la domanda giusta. Da questa storia sono emersi tanti aspetti interessanti, che mi/ci hanno aiutato a focalizzare personaggi e temi di cui fino ad ora ci eravamo occupati poco. A qualcosa tutto questo baccano è servito. Ora abbiamo più strumenti per giudicare e agire…
      Un grosso abbraccio a te

  • Cecilia

    Ciao Anto, sono contenta di potere commentare e di potere dire la mia sull’accaduto. Non frequento FB con assiduità, ma qualche giorno fa ho visto il post condiviso da un’amica. Ho letto, letto tutto. Come sai io ero a conoscenza della presenza di questi gruppi e non me ne ero mai scandalizzata, sebbene non mi sia mai servita dello scambio di commenti (e si vede chiaramente da quelli pubblicati sul mio blog). Il bello del web è che ha successo chi viene seguito davvero. Tutto il resto se lo porta il vento. E non credo che i bravi PR si lascino abbindolare da nessuna “mafia”. Si potrebbe discutere sul fatto che molti blog di successo, sono di basso livello. Confesso che io non riesco ad andare oltre le prime due righe dei blog più famosi: nel migliore dei casi mi addormento, ma molto più spesso mi scandalizzo per il cattivo gusto, le inesattezze, il pessimo italiano, la nulla competenza e la mancanza di fantasia e originalità. Ma questo è un’altra storia. Mi è sinceramente dispiaciuto che nella mafia siano stati compresi nomi come il tuo e quello di altri che apprezzo. Tra questi mi sento di citare Electromode che stimo moltissimo, che scrive stra-bene, ad altissimo livello con modestia e competenza e che spesso trovo più interessante di ciò che leggo sulle maggiori riviste di settore, con cui mi stupisco che ancora non collabori. Avrei sperato che il vostro silenzio seppellisse la cosa nel nulla. Ma anche se ci sono state parole, come dici tu, il tempo è galantuomo.

    • http://myvintagecurves.it/ My Vintage Curves

      Cecilia, grazie per queste righe. Le sento mie.
      Avevo deciso, all’inizio di questa sporca faccenda, di non proferire verbo, perché non riconoscevo all’anonima (tanto ormai è chiaro il sesso) alcuna legittimità. A tutta prima ero addirittura divertita dal baccano che le si stava creando intorno.
      Ma le centinaia di condivisioni, le inesattezze, le condanne sommarie ripetute più e più volte, dove il mio nome (non quello del mio blog) campeggiava, infangato e accusato di “mafia” anche da gente che sa chi sono e come agisco, mi hanno convinta a parlare.
      Electromode e The Fashion Commentator insieme a tanti altri blog che leggo e da cui imparo tanto, hanno subito lo stesso affronto e hanno saputo mantenere il giusto distacco. Ma per me le implicazioni personali ed emotive erano troppe e troppo brucianti; ho sentito la necessità di urlare, a modo mio.
      Avrai certamente notato che il post è piuttosto ostico, in certi passaggi addirittura verboso, ma lo stile è un chiaro messaggio che queste righe sono rivolte a chi, consapevolmente e colpevolmente, ha strumentalizzato la vicenda a proprio favore. Gli altri, me compresa, sono stati solo pedine di una tristissima guerra fra poveri.

  • sonia licata

    Non voglio commentare quanto accaduto, sappi solo che nonostante abbia iniziato a seguirti da pochi mesi, non ho mai avuto dubbi sulla tua onestà morale e considerati i fatti hai portato la questione ad un livello troppo alto rispetto alla bassezza di quanto successo, chiudo.A presto e buon fine settimana!

  • http://www.emotionally.eu/ Sara Emotionally

    Era da tempo che non commentavo e mi dispiace. Passavo, leggevo e qualcosa mi attirava altrove (maledetti impegni familiari e casalinghi).
    Mi ero promessa però di commentarlo questo post e quindi eccomi qui: concordo su ogni singola parola, sulle immagini, sulla citazione e su ogni rivendicazione di onestà intellettuale, coerenza e professionalità. Anch’io ero coinvolta in questo “scandalo” ed ho deciso di assumere il giusto distacco dalla cosa. Per me era il nulla, nel nulla. Una vendetta verso qualcuno che non ero io e nella quale mi ci sono ritrovata, come tanti altri.
    Io ho continuato la mia vita, ho risposto a chi chiedeva spiegazioni direttamente a me, perché lettori del mio blog, io che nelle mie cose ci ho sempre messo la faccia. Per fortuna chi mi conosce e legge sa bene chi sono, cosa faccio e come. E questo posso assicurarti che vale anche per te. Il tempo lascerà indietro ciò che non ha valore e porterà avanti chi nelle cose che fa ci crede davvero.
    Buon lunedì :*