Diversity in fashion

The real voyage of discovery consists not in seeking new landscapes but in having new eyes” Marcel Proust

Birds and seesaw in Milan ©www.myvintagecurves.it

Today I want to talk about diversity in fashion. I do not refer only to size, gender or ethnic diversity. I’m talking about different points of view; there are a lot of little, amazing, ignored blogs that talk about fashion in connection with age, disability, religion, recycling or ethics. There are so many different lifestyle and stories in the world that we regularly  neglect.

Advanced StyleManufactured1987.comStyle Covered are a huge example of what I mean, but they are only the most famous.

When I opened My Vintage Curves, I believed it took a fool to manage a fashion blog wearing almost exclusively recycled, old, second, third, fourth hand clothes, lent by friends and relatives. And writing from a village in the middle of nowhere, without a phone’s internet connection. But I was wrong, ’cause there’s nothing special in what I’m doing. There are people out there that do amazing thing having much less means than me.

That’s why I feel so sad when I see celeb fashion bloggers that talk and interview and photograph each other, or getting in line for a shoot with a single person, ignoring the rest of the people around them and taking an infinitely duplicate image that could be seen on every fashion magazine of the world the day after.

So here is what I suggest to do: to go beyond Glamour rediscovering Sublime, because  ”whatever is sublime does not lead the listeners to persuasion but to a state of ecstasy; at every time and in every way imposing speech, with the spell it throws over us, prevails over that which aims at persuasion and gratification. Our persuasions we can usually control, but the influences of the sublime bring power and irresistible might to bear, and reign supreme over every hearer” (On the Sublime, Anonymous)

 

Abituarsi alla diversità dei normali è più difficile che abituarsi alla diversità dei diversi” Giuseppe Pontiggia

Mi accingo a scrivere avendo ben chiaro il tema da trattare e senza la minima idea di come si svilupperà nel corso di questo post.

Diversità.

No, non ho intenzione di parlare di quanto la moda bistratti le donne in carne. Lo spunto è un libro di Pontiggia “Prima persona”, da cui è tratto sia l’aforisma che avete letto sopra che un altro, che mi ha colpito perché affronta in modo efficace e fulmineo un argomento a cui solo sono particolarmente legata e che rappresenta uno dei motivi per cui My Vintage Curves esiste.

Noi viviamo nell’universo della pubblicità commerciale, dove non esistono la malattia e la morte, tranne che in quella dei farmaci e delle pompe funebri. Ma nei momenti duri della vita gli uomini ritrovano la verità della parola. Sono i momenti euforici a renderli idioti.

Nel mondo della moda, edulcorato da tutto quanto possa risultare sgradevole, triste, antiestetico, le sole espressioni di diversità sono in genere la taglia, il sesso e il colore della pelle.

Eppure esiste una molteplicità di punti di vista nascosti al grande pubblico che pulsano nel cuore di questo pachiderma vestito di tulle che chiamiamo Fashion System. I blog, come sempre, ne rappresentano l’avanguardia.

Advanced StyleManufactured1987.comStyle Covered sono fra gli esempi più noti. Ma sono solo la punta dell’iceberg. Molti piccoli blog portano avanti con fierezza il punto di vista, poco popolare, di chi vuole o deve guardare il mondo, e in questo caso la moda, con occhi diversi rispetto alla maggioranza. Niente bamboline bionde o socialite discendenti da diplomatici delle isole. Niente grandi numeri.

Quando mi sono imbarcata in My Vintage Curves ero convinta che il folle progetto di tenere un fashion blog usando quasi esclusivamente abiti vecchi, riciclati, recuperati, ricevuti in regalo o in prestito oppure realizzati scucendo altri abiti, senza un telefono che si connettesse a internet, da un remoto paesino del sud, fosse destinato a vita breve. Poi ho scoperto non solo che non c’era alcunché di speciale nel mio progetto, ma che c’è gente nel mondo che fa di più e di meglio con molti meno mezzi.

Purtroppo molte star del fashion blogging hanno disimparato il valore della diversità. Ho visto fotografi di street style, stylists importanti, bloggers di rango, che pure stimo molto, fotografarsi, intervistarsi, adularsi a vicenda o mettersi in fila per scattare decine di foto- fotocopia dello stesso soggetto e vederle poi pubblicate su tutte le riviste come esempi di stile.

Eppure esistono altri punti di vista. Guardare con nuovi occhi è la chiave, prendere in considerazione altre realtà, non rimanere intrappolati nel luccichio del glamour, ma andare oltre, riscoprire il Sublime, ”infatti il Sublime trascina gli ascoltatori non alla persuasione, ma all’estasi: perché ciò che è meraviglioso s’accompagna sempre a un senso di smarrimento, e prevale su ciò che è solo convincente o grazioso, dato che la persuasione in genere è alla nostra portata, mentre esso, conferendo al discorso un potere e una forza invincibile, sovrasta qualunque ascoltatore  (trattato Del Sublime, Anonimo)

 

Scott Schuman aka The Sartorialist instructing her fiancé Garance Dorè before a shoot ©www.myvintagecurves.it

Self portrait with Naomy Campbell ©www.myvintagecurves.it

Ordinary people versus fashion celebrities ©www.myvintagecurves.it

Old clothes ©www.myvintagecurves.it

Are you fashionist? ©www.myvintagecurves.it

Installation art in Milan ©www.myvintagecurves.it

 

  • theslow catwalk

    Buon giorno Anto. Credo che il momento glamorous della moda fatto di complimenti sterili e di gente più o meno famosa in fila per stupire stia per concludersi e penso che ciò stia avvenendo anche abbastanza in fretta.

    Questa euforia da circo (non solo nella moda) non può oggettivamente continuare.

    Le alternative ci sono e sono anche molto palesi e in giro c’è molta gente intelligente che se ne è accorta o che ne sta accorgendo.

    Il tuo blog è una fonte preziosissima di riflessione!

    Grazie cara e buon sabato***

  • http://twitter.com/GretaMiliani Greta Miliani

    Io mi sento parte di quella piccola minoranza di cui fai menzione.
    Non porto probabilmente nulla di nuovo né nel mondo in generale, né in quello della blogosfera, però ho notato che la tendenza è quella di dire sempre bello e figo di tutto, senza cognizione di causa, arrivando ai limiti dell’ipocrisia e dell’essere ridicoli.
    Probabilmente non cambierò il mondo, ma se anche una sola persona apprezza quello che faccio, è già una conquista e penso che se ognuno riuscisse a sentirsi apprezzato e a ricambiare il lavoro altrui, le cose andrebbero diversamente.
    Quanto alle foto che vedo, complimenti: sempre un punto di vista originale!

    baci G.

    BLOG: In Moda Veritas | Facebook | Bloglovin’

  • Lisa

    Questo è il motivo per cui ti seguo ogni giorno, perchè esprimi un punto di vista diverso sulla moda sicuramente più reale!!

  • http://iomipiaccio.blogspot.com/ Susanna Murray

    Ciao! Mi piace molto il tuo post: essere diversi è un dato di fatto. Tutti lo siamo e questo arricchisce le relazioni. Saperlo esprimere anche attraverso i vestiti e l’immagine è un modo per dire chi siamo a gli altri e soprattutto a noi stessi. Brava :)

  • Eli | The Gummy Sweet

    I tuoi post sono sempre molto interessanti, con dei contenuti diversi dal solito e io condivido a pieno il tuo punto di vista! Brava!

  • L’Éclat De La Mode

    Sicuramente ciò che hai scritto è giustissimo. Si mostra, si vende ciò che il mercato vuole e richiede, e il mercato richiede sempre ciò che tramite il marketing e la pubblicità viene propinato continuamente alle persone. Tutto è in serie, in scala, e poco importa della diversità, che invece andrebbe tenuta in gran conto, poichè non siamo tutti uguali e ognuno avrebbe l’opportunità di scegliere ciò in cui realmente si identifica.
    http://leclatdelamode.blogspot.com

  • Marta

    Io sono d’accordissimo con te!io una cosa dico, per fortuna che siamo tutti diversi e ognuno tenta di esprimere la propria personalità come crede,magari senza ostentare ciò che si ha ma semplicemente con abiti che possiamo permetterci anche tutti!:) un bacione!

  • http://www.facebook.com/anthea.sanna Anthea Sanna

    che belle foto!

  • Dania

    Un post veramente INTELLIGENTE, che ho letto con grande piacere.

    Al mondo c’ è posto per tutti, ognuno di noi è diverso dall’ altro , e quindi è giusto che esistano molteplici realtà che rappresentano queste diverse sfaccettature.

    A me piace molto il tuo blog, continua cosi!

    Un bacio e buona serata.

    NEW POST!

    http://www.angelswearheels.com

  • http://www.facebook.com/jeehneumann Jessica Neumann
  • http://www.facebook.com/sara.emotionally Sara Daniele Emotionally

    Neanche a farlo apposta pensavo proprio a come scrivere un post del genere e mentre cercavo inspirazione, mi sono imbattuta nel tuo. Beh credo che non avrei saputo dirlo meglio.

    Io sono tra quelle blogger a cui piace scrivere e fotografare, ma sinceramente non noto se nella foto indosso qualcosa di marca o se il luogo è glam o meno. Vorrei che dalle foto e dai post trasparisse la vera me: quella “una, nessuna e centomila” :)

    E mi piacerebbe che a seguirmi fossero solo le persone interessate a ciò che leggono e non a commentarmi per acquisire un numero nuovo.

    Ancora complimenti. :*

    Emotionally

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  • The Fashion Commentator

    Bel post che mi ha fatto conoscere uno spaccato del blogging che non sapevo esistesse, o meglio… conoscevo già Advanced style, ma gli altri due blog no! Incredibili!

    Comunque credo tu abbia descritto (criticato?) la parte della moda che ci vogliono far vedere solo le riviste, quella ovattata fatta di persone glamour che pranzano con lo champagne offerto nel pre-sfilata e che si cambiano in macchina mentre raggiungono la sfilata successiva. Ogni FW è la stessa storia, e la cosa sconvolgente, è che a tutti vada bene così! Basta vedere gli street styler che si fiondano appena vedono che un collega sta fotografando un dettaglio!

    La diversità come valore penso sia la cosa più importante per un blog, perciò continua a proporre ciò che fai, indipendentemente dal fatto che tu abbia scoperto centinaia di altri blog che fanno lo stesso o meglio (perché dici questo?). Mentre il mondo “commerciale” della moda va avanti, lasciamoci abbagliare dal Sublime! ;)

    Ciao a presto,

    Alessandro – The Fashion Commentator

  • Pingback: MorbiWeek - settimanale con le curve. Quarta puntata. | Curvy look, la moda vista dalla taglia 48 in su – fashion blog Morbida la Vita!

  • Miria – Plus kawaii!

    Come sempre nei tuoi post lasci spunti di riflessione, su cui sono d’accordo.

    Ammetto che spesso pure io mi lascio condizionare dai trend del momento, e nei miei outfit cerco di mettere sempre quello che è “alla moda”… ma cosa è la moda, se non il proprio gusto personale?

    E bellissime anche le tue foto, quella”Ordinary people versus fashion celebrities ” mi fa morire!! XD

  • http://www.divadellecurve.com/ divadellecurve

    secondo me tu hai colto moltissimo uno dei problemi fondamentali del concetto tipico di fashion blog che mina soprattutto il panorama italiano. Noi scimmiottiamo e ci omologhiamo (parlo al plurale per includere tutti in una struttura mentale cutluralemente diffusa) quindi trovare una nicchia, un punto di vista personale è molto più difficile. che comunicare davvero un’unicità. Io come te non pensavo di lanciarmi inzialmente nel fashion blogging perché manco della patinatura e dei capitali di una certa tipologia di ‘fashion blogger’. Inizialmente mi sono sentita anche dire da alcuni pr ‘eh ma tu sei low cost’ è come se anche le aziende non capissero che non ci sono low cost e luxury, ci sono persone diverse con modi diversi di dire le loro cose. Allo stesso modo mi ero anche sentita dire da fotografi professionisti che le mie foto non erano abbastanza patinate per interessare. Testimonio che con qualcosa da dire di personale si può avere un discreto riscontro anche senza macchine fotografiche costose, i-phone costosi, budget da capogiro, possibilità di viaggiare e andare in giro spesso. E’ chiaro che, avendo tutte quelle cose e potendosi pagare anche un team di specialisti del web c’è più possibilità di farsi strada, ma non è detto che al contrario sia impossibile. Noi lo sappiamo e il mondo del web è bello perché dà spazio a chiunque abbia qualcosa da dire.

  • http://twitter.com/GuyOverboard Guy Overboard

    Nonostante capisca il discorso, credo che in realtà la chiave di lettura sia tutta nel senso di ciò che si fa. Se è vero ciò che dici, è vero anche che la ricerca perenne di “diversità”, di un progetto che riesca a distinguersi, crea dei “mostri”. Dei risultati che sì sono diversi ma sono orridi. La volontà di distinguersi arriva così non sempre combaciare con un senso vero, reale ma soprattutto “di qualità” del prodotto, ma diventa mero “esibizionismo”, un contenitore appariscente di qualcosa di vuoto. Per questo motivo non mi sento di negativizzare chi si omologa: il percorso di chi fa delle cose imitando parte spesso anche dalla possibilità di non potersi distinguere perchè non si hanno le basi per farlo. Preferisco quindi in tal senso qualcosa omologato ma che abbia un contenuto, a qualcosa di diverso ma privo di significato.

    • http://myvintagecurves.it/ My Vintage Curves

      Il trattato del Sublime recita infatti che bisogna dare al proprio discorso “un potere e una forza invincibile” che “sovrasta qualunque ascoltatore”. I contenuti sono la base di qualsiasi discorso sulla diversità, chi è diverso senza contenuti è solo caricaturale. Ho già avuto modo di spiegare la mia posizione sull’esibizionismo sterile qui http://myvintagecurves.it/2012/12/tangram-or-the-praise-of-diversity.html
      Il problema poi non è negativizzare chi si omologa, ma prendere in considerazione anche chi ha una voce fuori dal coro (per diversità di condizione fisica, di religione, di età, di posizione geografica, ecc… come nei 3 blog che ho citato, soprattutto quello di Jillian Mercado, che è un’ottima redattrice a dispetto degli evidenti ostacoli fisici che la disabilità avrebbe potuto crearle), perché è sempre dal rovesciamento dei punti di vista che si sviluppa il germe della creatività.

      • http://twitter.com/GuyOverboard Guy Overboard

        Mi sono sentito di specificarlo perchè nel post veniva affrontato la questione della diversità senza guardare al lato del senso. In ogni caso credo che il germe delle creatività non derivi obbligatoriamente dalla voce fuori coro: l’omologazione di qualcosa nasce nel momento in cui quella cosa è talmente creativa da essere riconosciuta da tutti come tale e quindi omaggiata riproducendola. Anche in quello c’è della creatività. Il rovesciamento dei punti di vista può essere quindi un’altra strada per la creatività, ma non è l’unico modo per sviluppare tale germe. Per fare un esempio, Warhol. La sua era un’arte pop proprio perchè riproduceva ciò che era omologato. Non si era focalizzato su un punto di vista “rovesciato”, anzi lui riproduceva ciò che vedeva. Ovviamente, per il discorso che facevo prima, la sua è diventata un’Arte perchè aveva un senso e non era una mera riproduzione di ciò che era “popolare”. Ma comunque lui guardava a quello, non ha “rovesciato” il punto di vista.

        • http://myvintagecurves.it/ My Vintage Curves

          Se ci pensi Warhol ha rovesciato radicalmente il concetto di arte, portando agli estremi le intuizioni delle avanguardie del 900, perché ha reso riproducibile, seriale e pop un gesto che per secoli, millenni era stato esclusivo ed elitario. Ma mi sa che, da punti di vista diversi, stiamo dicendo la stessa cosa. Tutto ruota sulla ricerca del senso

          • http://twitter.com/GuyOverboard Guy Overboard

            Ma la riproducibilità e la serialità era la forma (connessa ad un senso, ovvio, non forma sterile) con cui Warhol mostrava, ma comunque la sua creatività partiva dall’omologato, non dal “rovesciamento” di ciò che era la realtà. Lui non guardava al diverso, lui guardava al comune. E però anche il comune gli ha permesso di essere creativo. Questo intendevo :)

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