A new fashion column on my blog: Episode 1
I want to introduce a brand new column on blog. It’s called ”The beleaguered art of fashion criticism” and I drew inspiration from two nice pieces: the first, published on The Daily Beast e written by Robin Givhan, and the other one, called “The beleaguered art of fashion criticism“, appeared on The Toronto Star. They both talk about criticism in fashion world in an interestind way. Read them if you can!
And now here what I’m going to do in this column: reshuffle the cards, analyzing some of my outfits (the ones you criticized the most) in a critical way, attempting to find better solutions. I’m using sketches, diagrams and pictures to show you the whole process.
The first episode of ”The beleaguered art of fashion criticism” focus on my latest outfit, ”Fashion experiments and experimenters“, that received a lot of negative comments, expecially because of the sweatshirt.
You said that:
- this sweatshirt is ugly /you don’t like sweatshirts
- you don’t like the color of the sweatshirt
- you don’t like the pattern of the sweatshirt
- You would have liked a hooded sweatshirt
- you would have liked a neutral tone for the pencil skirt (even if grey is actually a neutral color)
To me neither of these options identify the mistake in this outfit. I think it’s all about wrong proportions.
A shorter sweatshirt would be better to show the hips curve and some stronger points like a darker belt and same color’s shoes would have highlighted a hourglass shape, making me look curvy but not stocky.
I suppose you’re asking yourself what’s the point in doing that, it takes much more time than wearing something else and uploading other pictures.
Well, I have a mind to describe you how I buid my outfits and what is behind the photos you see and the words you read in my blog.
I really hope this column will encourage you to be more objective about yourself and other people and not to be afraid of telling what you think, in a productive way.
See you at the next episode!
Grazia’s contest is still on the way. Please vote me here
Oggi inauguro la mia prima rubrica. Si chiama, come leggete nel titolo, “The beleaguered art of fashion criticism” ovvero (traduco liberamente) “La fine e trascurata arte della critica nel mondo della moda“. Il nome è un po’ lungo, ma non ho intenzione di usare acronimi, mi piacciono i titoli in stile Wertmuller.
Ho tratto ispirazione da due interessanti articoli; il primo, apparso su The Daily Beast e scritto da Robin Givhan, e l’altro, intitolato proprio “The beleaguered art of fashion criticism“, apparso sul Toronto Star, che lo cita e ne analizza il caso. Entrambi hanno come oggetto l’esercizio della critica nel mondo della moda.
Passo dunque a illustrarvi il tema e l’origine dell’idea. Ho spesso parlato nel mio blog del diritto-dovere dei fashion blogger di esplorare nuove strade e del correlato e sacrosanto diritto dei lettori di criticare l’operato dei suddetti blogger.
Ho deciso dunque di rimescolare le carte e provare un’operazione secondo me nuova nel mondo del fashion blogging, ossia partire dalla critica all’outfit per mettere in piedi un’analisi, questa volta autocritica, e riproporre l’outfit in versione riveduta e corretta. Non si tratterà di accogliere tutte le opinioni in maniera indistinta, ma di cercare di capire, attraverso bozzetti, grafica e immagini cosa c’è di migliorabile nel look preso in esame.
Vi dico già che non è una cosa facile e richiede un dispendio di energie intellettuali e fisiche non indifferente, a confezionare questo post ci ho messo due giorni, 20 volte il tempo che avrei impiegato a cancellare l’outfit criticato e a riproporvelo in una nuova versione. Qualcuno di voi potrebbe domandarsi, lecitamente, chi me la faccia fare.
L’amore per la causa, rispondo io. Il desiderio di rendere pubblico il processo che sta dietro a questo blog e promuovere ancora una volta, portandolo ad un livello superiore, l’esercizio della critica come strumento di crescita. Non credo alle verità rivelate, ma all’interazione e vi invito a interagire con me.
La rubrica non avrà una cadenza fissa, ma seguirà l’andamento del blog e le vostre reazioni alle mie proposte di outfit. Quindi più mi criticherete più puntate di questa rubrica sarete costretti a sorbirvi
Ed ora entriamo nel merito del 1 episodio:
Il mio ultimo outfit “Fashion experiments and experimenters” è stato subissato di critiche negative, che si concentravano soprattutto sulla felpa. Mi avete detto che:
- la felpa è brutta/non vi piace
- non vi piace il colore della felpa
- non vi piace la forma della felpa
- avreste preferito una felpa colorata
-avreste preferito una felpa con cappuccio
- avreste preferito una pencil skirt in toni neutri (anche se il grigio E’ un colore neutro)
Dopo un’analisi della paletta colori, una rapida scorsa alle immagini di altre blogger che propongono il trend felpa + gonna a tubo, un piccolo, ironico, collage dedicato all’ossessione per la tiger sweatshirt di Kenzo e una serie di schizzetti e schemi che ho fatto per studiare la cosa vi dirò che secondo me la cosa sbagliata di questo outfit non ha a che fare con quasi nessuna delle vostre osservazioni.
Ciò che non funziona sono la lunghezza della felpa e l’assenza di punti forti che definiscano le proporzioni.
Ho dunque accostato la foto della realtà ad una in cui ho reso la felpa più corta, per lasciare in vista la linea dei fianchi e scurito il colore della fusciacca e delle scarpe, attribuendo loro un color borgogna, in modo da accentuare la silhouette a clessidra grazie al contrasto di colore.
Secondo me il look ci guadagna molto.
E’ pleonastico dire che aspetto i vostri commenti, obiettivi e costruttivi.
Alla prossima puntata!
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